Carriera: UNA GIORNATA CON “CARRIE…NON SI TOCCA!”

Giovedì “Carrie…non si tocca” ha ben pensato di venire a Bologna e fermarsi un paio di giorni.
Il mio saluto è stato un “Ciao! Come sta tuo fratello?!?”, lo so, non sono stato diplomatico e neppure delicato, ma voi non avete visto suo fratello, al quale ho dedicato persino un fan club su FaceBook.
Dopo un primo pomeriggio e serata a tentare l’autodistruzione con lui ed Aidan, il giorno successivo ci siamo svegliati tutti e tre in condizioni che rasentavano lo stato di zombie.
Una colazione al bar obbligatoria come disperato tentativo di riprenderci, poi Aidan è dovuta scappare da un suo amico in difficoltà, lasciando il piccoletto fra le mie grinfie.
Tranquilli, ci siamo semplicemente limitati ad una passeggiata in centro per le compere di Natale.
“Carrie…non si tocca” ha così capito cosa vuol dire andare a far shopping con un gay: vedere qualcosa che piace in vetrina, girare per tutta Bologna al solo fine di escludere un articolo che sia più bello, per poi tornare al primo negozio.
Lì avevo visto una sciarpa, lì un cappello, in quello un colbacco,… Proprio quest’ultimo è stata la causa di una duplice imbarazzante figuraccia, come se a me non capitasse mai.
Entriamo in un superstore molto famoso, OVS giusto per non fare pubblicità occulta, dove avevo visto un colbacco in pelliccia sintetica che mi piaceva. 
Abbiamo perlustrato tutto il piano terra e quello interrato, ma non riuscivamo a trovarlo da nessuna parte.
Prendiamo le scale per tornare di sopra e, attraversando un corridoio, vedo passare un ragazzo decisamente molto carino, tanto da farmi dire: “Ma che pezzo di maschio!”.
Subito dopo vedo uno che mi somiglia, vestito identico, anche lui con una Luis Vuitton Damier Graphite 55 proprio come la mia…un momento: ma quello sono io ed ho appena definito “Carrie…non si tocca” un pezzo di maschio…
Dopo aver proseguito nella mia inutile ricerca del colbacco, mi arrendo e chiedo direttamente ad una ragazza dove fossero, sentendomi rispondere che erano terminati, gli ultimi tre erano quelli in vetrina.
Non ho avuto modo di ribattere che la mia faccia, triste e sconsolata, aveva già detto tutto, tanto da far partire la commessa verso le casse per chiedere se poteva darmela.
È vero: quando mi concentro nello shopping sono tremendo, eppure in quel frangente mi sentivo in colpa nei confronti di questa ragazza che si stava dimostrando così disponibile.
Purtroppo la risposta fu negativa e la mia faccia trasmise tutto il mio dispiacere, tanto da farla scattare in una nuova corsa per trovare un suo superiore a cui chiederlo.
Ma anche il secondo esito non fu migliore, tanto che ripartì alla ricerca di qualcuno con un grado gerarchico ancora più alto, ricevendo risposta positiva ed interrompendo le sue corse.
Non mi era mai capitato che, per comprare un qualsiasi articolo, dovessi far smontare una vetrina, è una strana sensazione, ma ancora più appagante è stata la mia marcia trionfale verso la cassa per pagare, sentendomi orgoglioso e potente nell’aver ottenuto il mio colbacco, quanto Giulio Cesare, trionfante, entra a Roma acclamato dalla folla dopo la conquista della Gallia.
Arrivata l’ora di pranzo ci siamo diretti in un bar gay vicino al mio posto di lavoro, luogo in cui il giovane etero al mio fianco ha sconvolto la giornata di un paio di ragazzi.
Nel pomeriggio una breve passeggiata fino ai viali e poi in stazione per prendere il treno e tornarcene a casa, dove più tardi ci saremmo rivisti con Aidan.
La serata è stata molto più tranquilla di quanto potessi aspettarmi: cena, chiacchiere e, istigati da Aidan, una partita a obbligo o verità.
Tre ore di gioco, con una breve pausa per una telefonata di Miranda, che ha portato ad un impiego anomalo delle mollette da bucato.
Aidan ha dovuto usarle come strizza capezzoli, io ho dovuto mettermele nei maroni e “Carrie…non si tocca” in ambo i posti con l’aggiunta di doversi depilare a ritmo di musica con una pinzetta da ciglia, ovviamente l’area da depilare erano sempre i maroni.
Dopo uno degli ultimi obblighi, quando ho dovuto dare un bacio a stampo al ravennate, abbiamo deciso di andare a nanna, in parte per la stanchezza, ma anche per evitare di scadere in chissà cos’altro.
Carrie

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